Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, condanna dell’opponente al pagamento di una somma inferiore a quella indicata nel decreto ingiuntivo

Sul filo della convinzione più volte espressa da questa Corte secondo cui nella domanda di condanna al pagamento di una determinata somma di danaro deve ritenersi sempre implicita la richiesta della condanna al pagamento di una somma minore, con la conseguenza che la pronuncia del giudice del merito di condanna ad una somma minore di quella richiesta non è viziata da extrapetizione (principio di carattere generale, della cui estensibilità al giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo non è consentito dubitare, va rammentato che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo la richiesta in appello dell’opposto di condanna dell’opponente al pagamento di una somma inferiore a quella indicata nel decreto ingiuntivo non costituisce domanda nuova vietata ai sensi dell’art. 345 cod. proc. civ. rispetto a quella di conferma del decreto formulata con le conclusioni nel giudizio di primo grado, dovendosi ritenere che nella originaria domanda di pagamento di un credito contenuta nel ricorso per ingiunzione fosse ricompresa quella subordinata di accoglimento della pretesa per un importo minore.

 Non ricorre il vizio di “extrapetizione”, e, dunque, la violazione del principio dell’art. 112 cod. proc. civ., se il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo revoca il provvedimento monitorio ed emette una sentenza di condanna di questi per somma anche minore rispetto a quella ingiunta, dovendosi ritenere che nella originaria domanda di pagamento di un credito, contenuta nel ricorso per ingiunzione, e nella domanda di rigetto dell’opposizione (o dell’appello dell’opponente) sia ricompresa quella subordinata di accoglimento della pretesa per un importo minore.

 

Cassazione civile, sezione prima, sentenza del 7.7.2017, n. 16859